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CHIESA DI SANTA MARIA A MARE IN TORRE DI PALME
La Chiesa di S. Maria a mare in Torre di Palme fu edificata nel primo ventennio del XII sec. ad opera degli Eremitani provenienti dal Santuario di Santa Maria a mare in territorio palmense, un tempo sotto la regola di S. Frediano di Lucca; questi lasciarono il loro primigenio insediamento perché sito lungo il litorale e dunque scoperto agli attacchi ed alle scorrerie degli Illiri lungo la costa adriatica. La consacrazione dell’attuale struttura avvenne nel 1128 alla presenza dell’Arcivescovo fermano Liberto; tuttavia il territorio palmense dopo pochi anni fu sottratto alla giurisdizione vescovile e consegnato dal Pontefice Clemente III al Priore Commendatario di suddetta chiesa. Quest’ultimo amministrò il feudo come vassallo della Santa Sede ed ebbe poteri pari a quelli di un vescovo, godendone gli stessi benefici, come ancora oggi ne godono gli abati-nullius di Farfa, Montecassino, Pomposa, Fonte Avellana… La Commenda fu dunque istituita da Clemente III nel 1188 per bolla pontificia, riconfermata nel 1264 da Urbano IV e rimase in piedi fino al 1514, quando l’ultimo Priore Commendatario Giulio Arcangelo de Tutis de Turre Palmarum inviò al Santo Padre Leone X dei Medici, le proprie spontanee dimissioni accolte dopo qualche anno.
L’attuale facciata è realizzata a bande romaniche, con portale timpanato cinquecentesco e si apre sul lato nord; il campanile è una torre gotica del XIV sec. e oggi non è più cuspidato come un tempo: nella seconda metà del 700 un fulmine ne colpì la guglia che rovesciò sul tetto della chiesa causando ingenti danni, in seguito al fatto alla torre fu ricostruita l’odierna copertura a padiglione e il tetto della chiesa fu ristrutturato così come internamente il soffitto. In origine infatti l’edificio aveva copertura a capriate, rimosse con i restauri ottocenteschi per lasciare spazio all’attuale volta a botte in camera a canne e colonnato in gesso; i volumi interni risultano da allora notevolmente compromessi ed alterati: il presbiterio, parte più antica della chiesa, realizzato secondo i canoni romanici e gotici, resta occultato dagli elementi inseriti con i suddetti lavori. La volta in camorcanna fu decorata a tempera soltanto un secolo dopo la realizzazione (1912) da Sigismondo Nardi di Porto San Giorgio, in stile liberty. |
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Residuo di affresco dei primi anni del ‘400 raffigurante S. Pietro e attribuibile ai F.lli Salimbeni di S. Severino Marche. |
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Affresco sepolcrale su lunetta cuspidata di scuola locale stilisticamente vicina a quella riminese giottesca della seconda metà del sec. XIV. Sulla cuspide l’Eterno Padre benedicente ed un’annunciazione; sull’arco iscrizione dedicataria del Priore committente e suo stemma di famiglia, S. Lucia, S. Pietro e S. Giovanni Battista; sul pannello centrale S. Caterina d’Alessandria, la Vergine e il Bambino e S. Paolo nell’atto di presentare il Priore committente e proprietario del sepolcro alla Madonna. |
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Lacerto di affresco della metà del XV sec. rappresentante S. Giorgio e il drago a guinzaglio, secondo un’insolita iconografia più tipica di S. Margherita, e S. Giacomo della Marca con i sandali del predicatore. |
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Pannello ad affresco della fine del XV sec. Attribuibile alla scuola di Paolo da Visso e rappresentante S. Sebastiano, la Madonna di Loreto nella S. Casa trasportata dagli angeli, S. Lucia, S. Nicola da Tolentino, agostiniano anch’egli, S. Francesco. |
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Immagine centrale della volta a botte decorata dal Nardi nel 1912 e rappresentante la Vergine Assunta in cielo; lungo le vele delle crociere immagini iconograficamente ispirate a versetti biblici, evangelici e delle litanie lauretane. |
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Tela ottocentesca vicina alla scuola dei Ricci rappresentante la Vergine in trono col Bambino, il capo di S. Giovanni Battista, S. Carlo Borromeo e S. Nicola di Mira (S. Nicola di Bari). |